Descrizione
Napex 91133 Napoli Explosion
Abbiamo già parlato a lungo del tempo di esposizione e dell’inquadratura, che costituiscono le due principali libertà del fotografo. Ma non abbiamo insistito abbastanza sulla questione della velocità. È infatti attraverso la lentezza, l’allungamento cioè del tempo di esposizione, che si sostiene il sentimento stesso della velocità e del movimento. Questo paradosso è essenziale: è la durata che rivela lo slancio, è l’estensione del tempo che fa nascere l’effetto di fulmineità. Gli effetti ottenuti richiamano quelli dei pittori dell’inizio del XX secolo, e questa immagine emerge da quel territorio mentale in cui l’orfismo francese, il vorticismo inglese, il suprematismo russo e il futurismo italiano si sono sfiorati senza mai realmente incontrarsi, tutti affascinati da quella che percepivano come la nuova energia della modernità: la velocità. Il futurismo fu il primo movimento a proclamare la velocità come valore assoluto, principio estetico e motore metafisico. Per Marinetti e Boccioni non si trattava più soltanto di rappresentare il movimento, ma di trasferirne l’accelerazione nell’immagine: linee di forza, moltiplicazione delle forme, frammentazione della figura, dissoluzione dell’oggetto nella sua traiettoria. Il suprematismo radicalizza questa intuizione. In Malevič, la velocità non è più la rappresentazione di un corpo in spostamento, ma l’affermazione di un’energia pura, spirituale, liberata da ogni referente. Le forme scorrono, si inclinano, si disancorano: non rappresentano più il movimento, ne sono lo stato. L’orfismo, dal canto suo, fa del movimento della luce un principio cosmico: cerchi, vibrazioni, rotazioni cromatiche diventano pura energia. Il vorticismo, al contrario, pensa la velocità in termini di linee spezzate, torsioni e forze centrifughe: una geometria dell’impulso, della scossa e della collisione. Quattro movimenti brevi, quasi clandestini, ma decisivi per comprendere come il XX secolo abbia immaginato il movimento.
Napoli Explosion
La finestra della mia camera da letto affacciava sul Vesuvio e ogni mattino, con riguardo, gli sussurravo il buongiorno come si fa rivolgendosi a chi, assopito, temi di risvegliare. Il vulcano è una presenza viva per chiunque abiti alle sue pendici. Da oltre 12 anni, nella notte di Capodanno, la mia troupe ed io saliamo sul Monte Faito, una montagna che si affaccia sulla Baia di Napoli per catturare la straordinaria coreografia di luci e colori prodotta dai fuochi d’artificio tutto intorno al Vesuvio. Attraverso questo rituale superstizioso e propiziatorio, la gente di Napoli accoglie il nuovo anno. L’immagine della silhouette nera, silenziosa del vulcano sommerso dal baccano di colori dei fuochi d’artificio mi è parsa una rappresentazione che andava ricercata seriamente e per molte strade diverse tra loro.
Negli anni, il progetto si è evoluto in una sperimentazione di nuove forme di scrittura con la luce, utilizzando una tavolozza di colore unica fornita dalle centinaia di migliaia di fuochi esplosi in contemporanea. Napoli Explosion, è divenuta così, un’opera alla ricerca del sentimento della luce.




